La fiaba dallo stile moderno, ironica e ricca di humor, narra le vicende del visconte Meardo che, partecipando ad una guerra tra cristiani e turchi, viene colpito da una palla di cannone, rimanendo diviso nettamente in due parti. Una parte sarà cattiva e vendicativa, l'altra buona e generosa.
La fiaba è ricca di spunti di riflessione sulla condizione dell'uomo diviso a metà tra bene e male, istinto e coscienza morale e che deve trovare una riconciliazione dei due sè e ristrutturarsi in una consapevolezza superiore. Tutti i personaggi, a ben vedere, rivelano una certa ambiguità nel loro modo di vivere: oscillazione perenne di ogni essere umano. Tra i vari personaggi spicca Mastro Pietrochiodo abile nel costruire strumenti di tortura per il Visconte cattivo che, alla fine, riscatterà il mondo della scienza con l'impiego delle sue tremende macchine al servizio del Bene.
Riporto dei brani, a mio parere, molto significativi di questa fantastica storia: nel primo brano parla il Meardo cattivo, nel secondo il Meardo buono.
"Così si potesse dimezzare ogni cosa intera, così ognuno potesse uscire dalla sua ottusa e ignorante interezza. Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l'aria; credevo di veder tutto e non era che la scorza. Se mai tu diventerai metà di te stesso, e te lo auguro,ragazzo, capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso metà di te e del mondo, ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa. E tu pure vorrai che tutto sia dimezzato e straziato a tua immagine, perchè la bellezza e sapienza e giustizia ci sono solo in ciò che è fatto a brani"
Allora il buon Meardo disse:- O Pamela, questo è il bene dell'esser dimezzato: il capire d'ogni persona e cosa al mondo la pena che ognuno e ognuna ha per la propria incompletezza. Io ero intero e non capivo, e mi muovevo sordo e incomunicabile tra i dolori e le ferite seminati dovunque, là dove meno da intero uno osa credere. Non io solo, Pamela, sono un essere spaccato e divelto, ma tu pure e tutti. Ecco ora io ho una fraternità che prima, da intero, non conoscevo: quella con tutte le mutilazioni e le mancanze del mondo. Se verrai con me, Pamela, imparerai a soffrire dei mali di ciascuno e a curare i tuoi curando i loro.
domenica 11 marzo 2012
giovedì 2 febbraio 2012
Mauro Corona - Il canto delle manere
"Quando partirono, era una notte come poche ce ne sono lassù in montagna a primavera. Di solito aprile e maggio le stelle sono fusche, un po' spente, causa il fiato dei prati e dei boschi risvegliati che si alza in nebbiolina e va su a vestirle come con un lenzuolo. Tra questo lenzuolo passa appena la luce per venire sulla Terra. Invece quella notte, non si sa perchè, le stelle pareva secchiate di mirtilli luminosi buttati nel cielo e stava così accese che a guardarle forava gli occhi".
"Il canto delle manere" è il secondo libro di Mauro Corona che leggo. Sono affascinata dal suo modo di raccontare la vita di uomini che affrontano pericoli, amori, rancori, vendette e la morte con forza e coraggio, codardia e fragilità umana.
Fa da cornice a queste storie difficili una natura selvaggia, di grande bellezza e fascino che è viva e dinamica, spesso dispensatrice di vita e di morte, premonitrice di avvenimenti che all'uomo appaiono misteriosi finchè non si avverano in tutta la loro cruda realtà.
"Il canto delle manere" è il secondo libro di Mauro Corona che leggo. Sono affascinata dal suo modo di raccontare la vita di uomini che affrontano pericoli, amori, rancori, vendette e la morte con forza e coraggio, codardia e fragilità umana.
Fa da cornice a queste storie difficili una natura selvaggia, di grande bellezza e fascino che è viva e dinamica, spesso dispensatrice di vita e di morte, premonitrice di avvenimenti che all'uomo appaiono misteriosi finchè non si avverano in tutta la loro cruda realtà.
Febbraio-Marzo 2012: Italo Calvino
Tutti abbiamo nelle nostre librerie almeno un volume di Italo Calvino: è un autore che ci ha accompagnato nelle prime letture scolastiche - ricordo di avere avuto Marcovaldo come libro di testo alle medie, altri avranno letto nelle vacanze estive Il sentiero dei nidi di ragno o Ultimo viene il corvo. Crescendo ci siamo appassionati ad altri volumi dello scrittore, avvinti chi dal suo neorealismo, chi dal suo lato fantastico, chi dal periodo detto "combinatorio".
E adesso "Ci piace leggere", o probabilmente rileggere Calvino, magari tornando dopo tanti anni su un volume che abbiamo nella nostra biblioteca per riscoprire emozioni che avevamo dimenticato o - molto più facilmente - per ritrovarne di nuove.
Forza! Due mesi per leggere e commentare, per segnalare le proprie impressioni e sottolineare le pagine di Italo Calvino.
- Il sentiero dei nidi di ragno, Torino, Einaudi, 1947.
- I figli poltroni (1948)
- Ultimo viene il corvo, Torino, Einaudi, 1949.
- I giovani del Po (1951)
- Taccuini di viaggio in URSS di Italo Calvino (1951)
- Il visconte dimezzato, Torino, Einaudi, 1952.
- L'entrata in guerra, Torino, Einaudi, 1954.
- Fiabe italiane, raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da, Torino, Einaudi, 1956.
- La panchina. Opera in un atto, Torino, Toso, 1956. Su musica diSergio Liberovici.
- La gran bonaccia delle Antille (1957)
- Il barone rampante, Torino, Einaudi, 1957.
- I racconti, Torino, Einaudi, 1958.
- Il cavaliere inesistente, Torino, Einaudi, 1959.
- I nostri antenati (Il cavaliere inesistente; Il visconte dimezzato; Il barone rampante), Torino, Einaudi, 1960.
- Marcovaldo, ovvero Le stagioni in città, Torino, Einaudi, 1963.
- La giornata d'uno scrutatore, Torino, Einaudi, 1963.
- La speculazione edilizia, Torino, Einaudi, 1963.
- Le cosmicomiche, Torino, Einaudi, 1965.
- La nuvola di smog e La formica argentina, Torino, Einaudi, 1965.
- Appunti sulla narrativa come processo combinatorio (1967)
- Ti con zero, Torino, Einaudi, 1967.
- La memoria del mondo e altre storie cosmicomiche, Milano, Club degli Editori, 1968.
- Tarocchi. Il mazzo visconteo di Bergamo e New York, Parma, Ricci, 1969.
- Gli amori difficili, Torino, Einaudi, 1970.
- Orlando furioso, di Ludovico Ariosto raccontato da Italo Calvino con una scelta del poema, Torino, Einaudi, 1970.
- Le città invisibili, Torino, Einaudi, 1972.
- Il castello dei destini incrociati, Torino, Einaudi, 1973.
- Autobiografia di uno spettatore, in Federico Fellini, Quattro film. I vitelloni, La dolce vita, 8 1/2, Giulietta degli spiriti, Torino, Einaudi, 1974.
- Se una notte d'inverno un viaggiatore, Torino, Einaudi, 1979.
- La vera storia, due atti di, Milano, Edizioni del Teatro alla Scala, 1982. Su musica di Luciano Berio.
- Palomar, Torino, Einaudi, 1983.
- Cosmicomiche vecchie e nuove, Milano, Garzanti, 1984.
- La tradizione popolare nelle fiabe, in Storia d'Italia, vol. 5 - tomo 2: I documenti (1973)
- Una pietra sopra. Discorsi di letteratura e società (1980)
- Collezione di sabbia (1984)
- Elogio di Franti
- Sotto il sole giaguaro (1986)
- Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio (1988)
- Sulla fiaba (1988)
- La strada di san Giovanni (1990)
- Perché leggere i classici (1991)
- Prima che tu dica "pronto" (1993)
- Eremita a Parigi (1994)
- Mondo scritto e mondo non scritto (2002)
- Il libro dei risvolti (2003)
lunedì 9 gennaio 2012
Le voci del bosco
Con Le voci del bosco, libro del 1998, Mauro Corona crea una sua "mitologia arborea", una sorta di antropomorfizzazione del bosco e dei suoi abitanti principali, ovvero gli alberi. Un'operazione non nuova, che ricorda ad esempio i racconti di Arboreto salvatico di Mario Rigoni Stern, che però riceve nuova linfa dal dire dello scultore di Erto, che sembra sempre parlare al lettore come se lo tirasse da parte in un'osteria al caldo del camino e dei bicchieri di vino.
Chi, come me, ha la fortuna di vivere in zone collinari o meglio ancora montane, conosce bene i boschi, sa che le piante parlano, che raccontano storie con i loro nodi e le loro radici, con le fronde che ospitano nidi, con le foglie. Corona non fa altro che leggere questi segni e associarli a caratteristiche umane - io ho pensato ai Caratteri di Teofrasto: c'è ad esempio il terribile agrifoglio, "superbo per se stesso"; c'è "l'effeminato del bosco", il frassino, albero "diverso, perciò continuamente deriso e insultato"; c'è l'abete bianco, "vigile custode del bosco". Una comunità insomma dove ognuno riveste il suo ruolo.
Ma ci sono anche gli umani, Corona non se ne dimentica: e accavalla con le storie degli alberi quelle degli oggetti di artigianato che i nostri saggi vecchi solevano ottenere dal legno: i bastoni di sci di nocciolo, gli sci con tavole di acero. le gerle costruite con acero, nocciolo e frassino, le scatoline portatabacco di betulla e acero... E poi leggende, memorie di prima e dopo il Vajont. In silenzio, pagina dopo pagina, riusciamo anche noi, guidati dall'esperto Corona, a sentirle, le voci del bosco...
Uno dei disegni di Corona a illustrazione di Le voci del bosco
domenica 8 gennaio 2012
L'OMBRA DEL BASTONE di MAURO CORONA
Mauro Corona scrive il romanzo "L'ombra del bastone" dopo aver letto un quaderno che era stato ritrovato in un buco di una mangiatoia in un casolare situato a San Michele al Tagliamento.
Lo scrittore rimane profondamente colpito dalle poche parole che legge nella prima pagina "20 luglio 1920. Fuori fa molto caldo, ma io sento freddo e sento la neve, neve dappertutto".
La storia che, Corona legge nel quaderno dalla copertina nera e che lui sapientemente racconta, è quella di un uomo di nome Zino nato ad Erto nel 1879.
Con una scrittura semplice, cruda e carezzevole, Zino racconta la sua vita che si svolge nella solitudine, tra le pietre e la neve dei monti che sovrastano il Vajont. Una vita fatta di povertà e di fatica, di sesso e di morte, di stregoneria e di ataviche paure.
Il gelo degli inverni montani è anche il gelo dei sentimenti che pervade gli animi dei vari personaggi in un susseguirsi di eventi dove la ferocia e la pietà inducono ad una lettura incalzante fino all'ultimo rigo.
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